Roma, 12 ago. (Apcom) – La Georgia non si arrenderà alla Russia nel conflitto sulla regione contesa dell’Ossezia del Sud. Lo ha chiarito il presidente georgiano, Mikhail Saakashvili, in un’intervista rilasciata alla tv satellitare britannica Sky News.
Saakashvili ha chiarito che il suo Paese ha fatto ogni sforzo diplomatico per cercare di portare una soluzione pacifica alla crisi. Ha però accusato la Russia di essere l’aggressore nel conflitto, partito la settimana scorsa dopo che la Georgia ha inviato le forze per riconquistare la regione filo-russa.
“Questa nazione non ha intenzione di arrendersi”, ha detto il presidente georgiano a Sky News, “Questa nazione non ha intenzione di rinunciare alla sua libertà, al suo sistema che è basato sullo stato di diritto. Lo slogan principale di questa nazionale è ‘la forza è la nostra unione’”.
La Georgia ha bombardato l’Ossezia del Sud. Un piccolo Stato, una media provincia italiana. La stima è di 1300 morti. Quasi tutti civili. La Russia ha quindi invaso l’Ossezia con i suoi carri armati e bombardato Tbilisi, la capitale della Georgia. Nel frattempo Putin e Bush si scambiano convenevoli alle Olimpiadi dell’Ipocrisia e l’Unione Europea tace. E’ un’altra guerra che si combatte per l’energia. Dal Kazakistan petrolio e gas potrebbero arrivare in Europa senza passare in territorio russo. La Georgia è armata da Israele e dagli Stati Uniti. Il suo presidente si fa riprendere tra la bandiera nazionale e quella dell’Unione Europea, di cui la Georgia vuol entrare a far parte.
L’Ossezia è un episodio della guerra mondiale per il petrolio iniziata con la prima invasione dell’Iraq nel 1991. Saddam attaccò il Kuwait e Bush padre intervenne. Non per liberarlo, ma per impedire a Saddam di controllare i flussi di petrolio del Golfo Persico. Bush figlio terminò il lavoro con la panzana delle armi di sterminio di massa. Pensate che agli americani interessi il destino degli abitanti del Kuwait o dell’Iraq, quando gli Stati Uniti non hanno mosso un dito per i genocidi del Ruanda e del Darfur?
La Cina compra petrolio dall’Iran, probabilmente lo arma. L’Iran vuole imporre il petrol-euro al posto del petrol-dollaro. Israele minaccia di bombardare l’Iran per la sua politica di sviluppo nucleare. La Cecenia è strategica per gli oleodotti russi. Questo è il motivo dei massacri ceceni e della guerra permanente. Il mondo è diviso in zone d’influenza del petrolio. Dove ci sono pozzi di petrolio c’è una guerra o un’occupazione militare (quasi sempre). Dove è strategico il passaggio di petrolio c’è un conflitto armato (quasi sempre). I G8+1 (la Cina) e -1 (l’Italia) si riuniscono periodicamente per concordare le zone di influenza energetica. Tra loro la guerra non può scoppiare. Fanno massacrare i loro sudditi in guerre minori. Avamposti mascherati che comprano (anche) le loro armi. Business doppio: armi e petrolio.
Beati i popoli senza pozzi di petrolio perché erediteranno la pace.
Il governo della Georgia ha dichiarato lo stato di guerra. Prosegue l’offensiva di Mosca: due caccia hanno bombardato oggi i dintorni della città di Gori in Georgia. I bombardamenti russi hanno inoltre “completamente devastato” il porto georgiano di Poti, sito strategico per il trasporto di idrocarburi del Caspio. Intanto si aggrava il bilancio degli scontri: i morti a Tskhinvali sono 1500
Il governo georgiano si prepara a dichiarare lo stato di guerra, secondo mass media locali citati dall’agenzia Itar-Tass. Il ministero della difesa e la residenza presidenziale stanno venendo evacuati secondo le stesse fonti, citate da Radio Eco di Mosca, così come altre istituzioni statali strategiche. Agli abitanti di alcuni quartieri di Tbilisi è stato raccomandato di scendere nella metropolitana. Dalla zona dell’aeroporto, vicino Kutaisi, sono stati evacuati donne e bambini. L’aeroporto internazionale ha interrotto i collegamenti, tranne che con la Turchia e l’Ucraina. Secondo il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov i morti negli scontri di ieri a Tskhinvali, in Ossezia del sud, sono 1.500.
BOMBARDAMENTI RUSSI. Secondo la Reuters gli aerei russi hanno compiuto almeno 5 attacchi, la maggior parte dei quali contro obiettivi militari. L’agenzia riferisce però che almeno una bomba è caduta sulla città colpendo un edificio di cinque piani e provocando la morte di almeno due persone ed il ferimento di altre tre. Gori si trova in territorio georgiano, a circa 50 chilometri dalla capitale dell’Ossezia del sud Tskhinvali, teatro da ieri dei combattimenti tra le forze giorgiane e i separatisti osseti appoggiati dai russi. Gori è la città in cui nacque il defunto dittatore sovietico Josip Stalin.